Già… sulla Festa della donna

Niente mimosa, qui nella Lapponia svedese per la Festa della donna. Il fiore giallo (e maleodorante, mi tocca dirlo) è infatti un simbolo tutto italiano che, in virtù della sua precoce fioritura e della sua facile reperibilità, è stato adottato dall’UDI (Unione Donne Italiane) nel 1946.
L’8 marzo, in Svezia, non è neppure festa nazionale, come avviene invece in Russia, dove si commemora la marcia femminile avvenuta a San Pietroburgo nel 1917.

In ogni caso, dall’alto della mia posizione (geografica, il Norrbotten), posso dire di trovarmi in uno dei Paesi europei più emancipati, in termini di pari opportunità e diritti; ad esempio, già nel 1858, qualsiasi donna dai 25 anni in su si può dichiarare indipendente dal marito o da altri parenti di sesso maschile. Il suffragio universale viene introdotto nel 1919 e, già nel 1938, i contraccettivi per evitare gravidanze non desiderate e limitare la trasmissione di malattie veneree sono disponibili alla vendita.

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Immagine tratta da: www.slowtravelstockholm.com

Ma ora basta coi numeri… Come si celebra, in Svezia, la Giornata Internazionale della Donna?
L’associazione RFSU organizza la Babystroller March (Barnvagnsmarschen): un corteo in cui le donne, munite di passeggini, famiglia e cani, popolano le principali piazze cittadine, manifestando contro la mortalità femminile causata dalla mancanza di cure prenatali o da aborti avvenuti in precarie condizioni medico-sanitarie.

Solo di qualche giorno fa è, inoltre, la notizia attorno all’iniziativa della Swedish Football Association, che vede protagonista la squadra di calcio femminile svedese: sul retro delle maglie delle giocatrici non compare il loro nome, bensì motti che “siano in grado ispirare le giovani donne a credere di più in se stesse e alla possibilità di raggiungere qualsiasi obiettivo, se solo lo vogliono”. Le frasi altro non sono che tweet postati da insigni donne svedesi, come la rappresentante politica Gudrun Schyman (“never look down on someone unless it is to help her up”), o la cantante Zara Larsson (“believe in your damn self”).

Senza parlare di altre manifestazioni diffuse in tutto il resto della Svezia. Se vi trovate nei pressi della città di Göteborg e (soprattutto!) capite lo svedese, vi consiglio il seminario organizzato dalla University of Gothenburg a proposito di temi come l’immigrazione e la discriminazione femminile.

Immagine tratta da: www.mensxp.com

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