Distanze siderali, anzi lapponi

Pochi giorni prima di partire per la Lapponia, due cari amici (lei sì, la stessa che mi ha donato la splendida Pippi Calzelunghe) mi hanno regalato un libricino, che ho sempre portato con me, ma che sino a ora sono stata restia a leggere. La mia titubanza è abbastanza semplice da interpretare: trasferirsi altrove per un tempo X comporta inevitabilmente un riequilibrio dei rapporti umani con cui sono solita relazionarmi, la famiglia e gli amici in primis. Così si crea un vuoto, dato da quella mancanza, che tende talvolta a riempirsi di malinconica nostalgia. Leggere significa perciò prendere coscienza, materializzare quei fantasmi che vogliono giocare con me. Tuttavia, dal momento che mi piace affrontare le situazioni di petto, lascio inerme la paura che tenta di prendere il sopravvento.

Oggi, dunque, ho letto la breve storia scritta da Richard Bach, intitolata Nessun luogo è lontano, e ho iniziato a lanciarmi nei miei soliti voli pindarici. Quando l’autore scrive «Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già?», riesce a rappresentare perfettamente il mio pensiero. Da anni, ormai, intrattengo rapporti di amicizia che, nonostante i chilometri, si mantengono ben saldi con e nonostante il trascorrere del tempo. Poi, basta rivedersi, e l’istante successivo il discorso riprende esattamente da dove si era interrotto l’ultima volta.

Certo, se vogliamo questa volta è diverso perché lo sradicamento è avvenuto in toto (dai luoghi, dalle persone) e la distanza non è solo fisica, bensì anche geografica; ma come per ogni altra cosa, tutto dipende dalla prospettiva con cui si osserva il mondo. La Lapponia, perciò, è capace di donare, smisuratamente donare: dopo il silenzio, regala anche il superamento del limite delle distanze. Che cosa sono effettivamente le distanze? Quanti chilometri occorrono per dire che qualcosa è davvero distante?
Abituata a Milano, una città collocata strategicamente nel cuore dell’Europa e da cui si può raggiungere facilmente più o meno tutto, ho dovuto stravolgere i miei parametri. E l’ho fatto anche con una certa fatica, all’inizio.

Qui in Lapponia, la vastità della natura (purtroppo non sempre incontaminata) interrompe il costruito, l’urbanizzato… creando delle grandi pause e rallentando il flusso spazio-temporale. Raggiungere centri più o meno equiparabili a Luleå (Piteå, a sud, e Boden, a nord) significa percorrere un’ora di strada, la distanza tra Milano e Torino, insomma; e per arrivare alla città più grande dei dintorni, Umeå, occorre affrontare un viaggio di tre/quattro ore − quante ce ne metto per arrivare alle mie adorate montagne di Acceglio, vicino al confine con la Francia.

Ed è da qui che inizio e continuo, «in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle». Grazie E. e M.

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