La teoria svedese dell’amore

Bene. Sono arrivata a Luleå da più di due mesi, e ancora non ho incontrato i vicini; ho solo incrociato, per sbaglio, una inquilina del condominio, mentre rientrava nel suo appartamento, e di tanto in tanto il signore che spazza la neve in cortile − con lui ci scambiamo sempre un cortese Hej!
Chiariamoci. Non che a Milano la situazione sia molto diversa, eppure qualche volta capita di uscire da casa − nostro malgrado − contemporaneamente ai signori della porta accanto, e di prendere l’ascensore insieme. Qui ancora no. Magari questo palazzo è un’eccezione, magari abbiamo tutti orari diversi, magari l’ascensore è lento, perciò si scende a piedi. Chissà. 
Eppure la vita va avanti, anche in un condominio fantasma, dove non si sentono rumori e dove probabilmente sono universalmente conosciuta come l’italiana chiassosa (spesso mi cadono gli oggetti di mano, non ci posso fare nulla) senza volto. Anzi, con il volto, perché prima di entrare nell’appartamento ho dovuto dar visione del mio passaporto a tutti gli abitanti del palazzo.

Così, sin dall’inizio incuriosita da questo scenario, ho deciso di capirci qualcosa di più e di guardare La teoria svedese dell’amore. Si tratta di un documentario recente, del 2015, girato da Erik Gandini (autore di Videocracy e lui stesso italo-svedese), che indica, a grandi linee, i cardini principali della società svedese.
1. La puntualità è fondamentale. E purtroppo ieri, nonostante ce l’avessi messa tutta, sono arrivata tardi alla prima lezione del corso di svedese. Ho rispettato i tempi in tutte le fasi della preparazione, dei mezzi e della strada, ma poi ho sbagliato aula e mi sono persa. Sarà per questo che la prof. ha subito sottolineato: “dalla prossima lezione si arriva puntuali”, e mentre pronunciava queste parole guardava un punto preciso: me.

2. L’indipendenza. Pur notando una certa insistenza dell’autore su questo punto che, talora, viene portata agli eccessi, una cosa è chiara: lo stato svedese, a partire dagli anni settanta, ha deciso di fornire a ogni cittadino tutti gli strumenti necessari per renderlo indipendente. Quindi i figli, appena raggiunta la maggiore età, diventano indipendenti dai genitori, e così la moglie deve poter essere indipendente dal marito. Perciò, se provate a raccontare a uno svedese che vi siete trasferiti all’estero lasciando più o meno tutto il resto alle spalle, vi guarderà mediamente stranito. Attenzione, non indispettito o contrariato, solo stranito. Fate partire la prima puntata del telefilm Welcome to Sweden e capirete.

3. L’individualismo (che si collega poi al punto precedente), considerato tra i fattori principali della (talvolta) mancata integrazione tra i cittadini e gli immigrati che, a vario titolo, arrivano sempre più numerosi nel Paese scandinavo. Che sia chiaro: la situazione è ancora ben lontana da quei toni, spesso triviali, che ha assunto nel nostro Bel Paese, ma certo, soprattutto nelle grandi città, importanti flussi migratori comportano inevitabili problematiche di vario tipo.

In buona sostanza, che dire di questa Teoria svedese dell’amore? Diciamo che se vi siete appena trasferiti in Svezia e non avete ancora ben chiari i piani che vi attendono, non è esattamente la visione che consiglierei. 

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