Le mezze stagioni lapponi

Oggi, fine di marzo, mentre a Milano, le magliette a maniche corte iniziano decisamente a spopolare, qui a Luleå le temperature si alternano tra i valori negativi sotto lo zero (di notte, e al mattino presto) e quelli appena sopra, durante le ore più calde del giorno.

Ebbene, considerato ciò, comunico ufficialmente che in Lapponia le mezze stagioni non sono scomparse, anzi, al contrario, hanno assunto la stessa dignità delle quattro, maggiori, cui si accompagnano nel corso dell’anno. Tra una e l’altra, infatti, prendono il via soavi danze temporali e meteorologiche che procedono ora in una direzione, ora in quella opposta. Oggi sei in inverno, domani sei in primavera, e poi di nuovo in inverno, e così via.

E quando, all’inizio, mi è stato detto che in Lapponia esistono tante stagioni (alcuni sostengono siano cinque, i Sami otto), non avevo ben capito il senso di questa frase. Eppure, ora che ne sto vivendo una, tutto inizia a essere decisamente più chiaro, ad assumere contorni ben più definiti: è quella che la popolazione Sami chiama gidádálvve, ossia la primavera-inverno.
E in una sola settimana, talvolta in un solo giorno, è incredibile constatare come la natura dia sfoggio gradasso di sé, mostrandosi in tutti i suoi aspetti. Nevica, poi piove, poi un vento fortissimo si porta via le nuvole e splende improvvisamente il sole, poi tornano le nuvole e nevica con gli ultimi bagliori di sole e infine domina, imperante, la neve.

Ma quando finalmente si palesano le giornate di sole, allora sì che (come avrebbe detto Pascoli ne L’aquilone, una delle mie poesie favorite di sempre) “si respira qualcosa di nuovo [oggi] nell’aria”. E insieme alla natura, si cambia un po’ anche noi: occhiali inforcati, sguardo all’insù, verso il sole, verso una luce che ogni giorno mordicchia una porzione di buio sempre più grande.

[Attenzione, tutte le foto sono state scattate nell’arco di qualche giorno]

 

 

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