Sinfonia del “Grande Nord”

Luleå, 8 aprile 2017

Dopo i fatti dello scorso venerdì, a Stoccolma, ho preferito abbandonare le parole per un po’, barattandole con il silenzio. È la prima volta che un attentato accade in un Paese in cui vivo. Vero, la Lapponia è molto lontana dalla capitale, eppure l’atmosfera è cambiata un po’ anche qui: la polizia costantemente in giro per le strade, i biglietti e le manifestazioni di solidarietà… un’aria diversa, nel complesso.
Così ammutolita, mi sono sentita ferita in prima persona, e la mia testa ha iniziato a vagare, cercando di ricordare quando è iniziata la mia storia d’amore con il “Grande Nord”. La risposta è che non so dirlo con esattezza.

Forse quando, ancora adolescente, misi per la prima volta piede a Londra. Certo, Londra non è propriamente il nord più settentrionale che esista, ma allora era sicuramente qualcosa più a nord… perlomeno di Milano. Era un contesto internazionale, europeo, e allora incarnava perfettamente la mia ricerca di un “altrove”, massimo desiderio di una sedicenne punk di periferia. E ci voleva ben poco per esserlo: un paio di jeans rotti, rossetto scuro, una maglia con una stampa a tema musicale e qualche spilla da balia. Cuffie sempre alle orecchie, ovvio.

Insomma, credo che quell’aria di libertà di fine anni novanta mi abbia completamente intossicata, inebriata, annebbiata, influenzando la capacità valutativa della mia vita a venire. Sono tornata a Londra tante volte, dopo quel 1997, e con gli anni l’ho ridimensionata, geograficamente ed emotivamente, ma la mia voglia di scoprire qualcosa sempre più su – o sempre più giù, ho capito dopo il viaggio in Patagonia – non si è mai fermata. Nemmeno ora che mi trovo nella Lapponia svedese.

“Il cielo sopra Berlino” (dal Reichstag), luglio 2010

Ho riprovato le stesse sensazioni in numerose occasioni successive, che si trattasse di un vero nord o di uno relativo, personale e rivisitato. Quando per la prima volta andai a Berlino, per esempio. Correva l’anno 2000, l’ultimo di liceo, e la città era stata designata-non-democraticamente come meta della gita di classe. Crescendo, la capitale tedesca si è poi trasformata nella Berlino del muro, in quella dei musei, e poi di David Bowie, ma soprattutto in una città ogni volta più mia.
Oppure girovagando per i Paesi scandinavi, le repubbliche baltiche, o l’Irlanda, dove  ho scoperto che la primavera è quasi solo nebbia e fango, fango e nebbia. A spese mie e dell’amica che mi ha accompagnato, entrambe alla ricerca di un assaggio di libertà, dopo un durissimo triennio di dottorato.

Reykjavik, agosto 2014

Di una cosa, però, sono certa: l’amore profondo, quello più genuino e duraturo con il mio nord, è sbocciato nel 2014, durante un desideratissimo viaggio in Islanda.
In dieci giorni di macchina lungo il perimetro dell’isola, ho imparato a guardare la natura in modo diverso, e ho capito che non avrei più potuto farne a meno. È una natura difficile, che si ha il privilegio di scoprire, chilometro dopo chilometro, mentre si rimane incantati, faccia incredula incollata al finestrino dell’auto. E quando si scende è ancora meglio: non importa quanto vento ci sia, pronto a frustarti anche d’estate, soprattutto se risali i fiordi del nord-ovest: non ci sono cascate degli dèi (Godafoss), deserti freddi o geyser che tengano. Tutto è incredibilmente maestoso, cieli senza fine, pronti a inghiottirti, inclusi. Il resto, di conseguenza, si ridimensiona.

Námafjal Hverir, agosto 2014

Natura. Chi sei? che cerchi in questi luoghi dove la tua specie era incognita?
Islandese. Sono un povero Islandese, che vo fuggendo la Natura; e fuggitala quasi tutto il tempo della mia vita per cento parti della terra, la fuggo adesso per questa.
Natura. Così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché gli cade in gola da se medesimo. Io sono quella che tu fuggi.
Islandese. La Natura?
Natura. Non altri.
Islandese. Me ne dispiace fino all’anima; e tengo per fermo che maggior disavventura di questa non mi potesse sopraggiungere.
Natura. Ben potevi pensare che io frequentassi specialmente queste parti; dove non ignori che si dimostra più che altrove la mia potenza. Ma che era che ti moveva a fuggirmi?”
(G. Leopardi, Dialogo della natura e di un islandese)

 

* Immagine di copertina: Islanda, agosto 2014.

 

 

 

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