Il Tree Hotel e le sue camere sugli alberi

Cyrén & Cyrén, The Cabin (2010) – Tree Hotel

Passato il ponte di Pasqua, e visitati nuovi posti, sono tornata online entusiasta, con alla mano un breve itinerario fattibile in giornata, partendo da Luleå.
Prima tappa: il piccolo centro di Harads, raggiungibile in un’ora di auto circa. Il villaggio, di per sé, non ha nulla di speciale; in più, ci sono stata durante il Långfredag (venerdì di Pasqua) ed era tutto talmente chiuso che ho mangiato al bar del benzinaio. Nonostante questo, però, era una delle tappe fondamentali che mi ero prefissata sin dal primo arrivo in Lapponia, perché qui si trova l’incredibile Tree Hotel.

So che di recente se ne è parlato molto anche in Italia, soprattutto perché l’ultima stanza (la 7th room), inaugurata da poco, è stata progettata dal prestigioso studio di architetti Snøhetta, autore dell’Opera House di Oslo. Per chi, invece, non ne avesse mai sentito parlare, ecco qualche informazione.
Il Tree Hotel nasce ufficialmente nel 2010, come un’espansione dell’attività che ruota attorno alla Britta guesthouse: i proprietari, infatti, hanno chiesto ad alcuni architetti scandinavi di costruire delle stanze sugli alberi, sospese a 4-6 metri d’altezza, per riportare i loro ospiti a contatto diretto con la grandiosa natura lappone. Il risultato sono sette, meravigliose ed esclusive stanze d’autore che si inseriscono perfettamente nel contesto naturalistico circostante.

Inredningsgruppen Bertil Harström, The Ufo (2010) – Tree Hotel

Si passa così dal Dragonfly – di Sami Rintala, Rintala Eggertsson Architects –, un corpo centrale cui si affiancano due corpi laterali, direttamente affacciati su un panorama mozzafiato, all’Ufo formato famiglia (architetti  Inredningsgruppen Bertil Harström); e ancora, dagli stessi ideatori, dal Bird’s nest, al Blue Cone di SandellSandberg, struttura in legno pensata in blu e poi, durante i lavori, dipinta di rosso.
La mia preferita rimane però la Mirror cube dello studio  Tham & Videgård: un cubo riflettente con mini-terrazzo interno, quasi invisibile tra gli alberi, non fosse per la presenza della rampa d’accesso.
I prezzi, ovviamente, sono in linea con l’unicità dell’esperienza, ma per trovare qualche offerta vale la pena monitorare il sito web, soprattutto in autunno e primavera, considerate bassa stagione. I proprietari del Tree Hotel organizzano inoltre periodiche visite guidate durante tutto l’anno, al costo di 150 corone a persona: sono tenute sia in svedese, sia in inglese e durano circa un’ora/un’ora e mezza; in questa occasione si ha anche la possibilità di visitare l’interno di alcune camere, non occupate dagli ospiti. Io sono entrata nella Dragonfly e nella 7th room: ho ancora quella visione negli occhi.

Seconda tappa: scendendo un po’ verso sud, ma sempre nell’entroterra, in un’altra ora di macchina si arriva alla riserva naturale di Storforsen. L’area, protetta, è disseminata di passerelle per la visita; così, camminando su un tracciato ben preciso, ci si può addentrare tra la neve, la flora (ancora poca in questa stagione) e, soprattutto, le rapide naturali. Certo, una volta viste le imponenti acque islandesi è difficile rimanere impressionati da altri spettacoli naturalistici meno grandiosi, ma vale la pena fare una visita anche qui. Tormenta di neve del ritorno compresa.

 

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