Piccole aurore boreali crescono (speriamo)

Ieri è stata una di quelle giornate stancanti, in cui lo svedese, l’inglese e l’italiano si sono mescolati inscindibilmente fino a sera, quando alle 23 ho finalmente deciso di smettere di lavorare, chiudere il pc e andarmene a letto, (ri)guardando una puntata di Buffy per addormentarmi. Poi uno sguardo alla finestra, più o meno contemporaneo al controllo del telefono, di una app in particolare: Nothern Eye Aurora Forecast.

I vaghi bagliori verdeggianti del cielo, uniti a una probabilità piuttosto elevata di poter finalmente assistere all’incredibile aurora boreale, mi spingono fuori, per cercare un posto lontano dalle luci cittadine. Vero, per poterla vedere al meglio occorre andare più a nord, a Kiruna o, ancora meglio, ad Abisko, verso il confine norvegese, mete predilette dai cacciatori di aurore.
In ogni caso, capita di godere di questo spettacolo della natura anche qui a Luleå, dove è avvenuto almeno due volte dall’inizio dell’anno: a febbraio, quando ero via, e verso marzo, quando dormivo beatamente, in preda alla narcolessia letargica dei mesi bui.

La mia prima aurora boreale (Luleå , 21 aprile 2017)

Nonostante l’ora ancora accettabile per un venerdì sera, le strade attorno al centro di Luleå sono già pressoché deserte. Solo qualche persona a spasso con il cane, qualcuno in bicicletta, altri davanti allo schermo della tv che illumina a giorno la stanza. Lo scricchiolare dei miei passi, che si scontrano con i sassolini gettati a terra, come antidoto alla neve, continua per oltre mezz’ora, in direzione di un lago ghiacciato tra i quartieri di Östermalm e Bergviken. La meta sembra non arrivare mai, e poi pensi che, in un paese buio per diversi mesi dell’anno, le luci pubbliche sono necessarie. E no, non finiscono mai, rischiarando i dintorni percorsi.

È ormai quasi mezzanotte e la delusione cresce. Lo sguardo è fisso verso il cielo, ma i bagliori verdi ormai sembrano un’allucinazione, un’autoconvizione. La previsione dell’attività magnetica nel cielo non è sempre esatta, e poi ci si mettono anche le nuvole veloci che sembrano aumentare.
Mi fermo, ancora niente. Poi decido di ritornare indietro sui miei passi. L’aria è fredda e io sono vestita come a gennaio (qui). Mi blocco ancora, a bordo sentiero, quando mi rendo conto che quella striscia nel cielo, davanti ai miei occhi, non è una nuvola veloce, ma un piccolo cenno di attività magnetica. 

Così mi scosto appena dalle luci e cerco un posto più buio. E lo spettacolo, seppure abbastanza debole, lo so, ha inizio. Difficile descrivere l’aurora boreale, così come quasi impossibile è catturarne dei fotogrammi decenti con il telefono. È qualcosa di potente, di commovente. È una danza veloce che ha luogo su, in alto, un rincorrersi di luci che cambiano continuamente forma e posizione.
Questa aurora boreale è stata piccola, fievole, ma per me rappresenta solo un inizio.

Poi, se mai qualche volenteroso Aurora chaser capitasse da queste parti e decidesse, per esempio, di cambiare vita, deve assolutamente sapere che la società Aurora service cerca una guida nella Lapponia (finlandese, questa volta) per la prossima stagione invernale.

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