Appunti milanesi. A volte ritornano…

Il traffico, appena rientrata a Milano

Io odio il caldo; sapete quanto io non sopporti il caldo. E, nemmeno a farlo apposta, da quando ho rimesso piede in terra italica è scoppiata l’umida estate milanese, che mi ha accolta a braccia aperte. A parte dormire, l’unica altra cosa che mi rimane da fare è godermi Milano con gli occhi da turista. Macinare chilometri a piedi sotto il sole torrido, mentre l’asfalto si ammorbidisce sotto ai piedi, fare visita, con un po’ di ritardo, alle famigerate e tanto vituperate palme di piazza Duomo (sono piccole!), mangiare ghiaccioli a profusione, rivedere persone care e guardarsi attorno con occhi diversi. 

Sì perché, sebbene Milano sia sempre Milano, il mio sguardo è in qualche modo diverso. A volte ritornano, è vero, ma sotto le mentite spoglie di una turista che deve rispondere alle inevitabili domande esistenziali. Ah, le domande esistenziali, quanto mi hanno angosciato nel corso della vita! E sì, continuano a perseguitarmi. Perché là, dietro l’angolo, in ogni momento cruciale della vita, ci sarà sempre qualcuno pronto a chiedere “Che scuola hai scelto?”, “Che facoltà farai?”, “Cosa hai intenzione di fare dopo la laurea?”, “E il fidanzato, ce l’hai?”, “E quando ti sposi?”, “E i figli?”. Bene, ora cestinate (quasi) tutte queste, perché quella imperante, che mi perseguita da gennaio, è un’altra. Una comune a molti tra coloro che hanno scelto di andare via dall’Italia, i cari expat: per me, ormai, è una persecuzione a cui mi sono inevitabilmente affezionata. 

La mostra di Hsiao Chin alla Fondazione Marconi di Milano

“E poi, finiti i due anni, cosa farai?”
Ragazzi, qui ve lo dico. Se avessi una sfera di cristallo funzionante, l’avrei già fatta fruttare da un pezzo, elargendo porzioni di futuro a me e agli altri. Invece sapete cosa vi dico? Che non ne ho assolutamente idea. 
Negli ultimi anni ho apprezzato tanto un modo di vivere più leggero, ma non per questo più superficiale. La vita mi ha imposto di non avere la possibilità di pensare troppo in là, e questa prospettiva è diventata mia al punto da amarla. Pensare troppo avanti nel tempo mi angoscia, e allora cerco di procedere passo passo, sapendo che qualcosa, prima o poi, succederà. Quindi, con il sorriso sulle labbra, rispondo che no, non ho idea di che cosa farò nel 2019: potrei tornare o non tornare, potrei trovarmi da tutt’altra parte o essere già a Milano. Non ho idea nemmeno di che cosa succederà questo pomeriggio, ed è questo ciò che mi rende davvero viva.

Così, da un angolo del Politecnico, lontana dal chiacchiericcio degli studenti che fa solo da sottofondo, porto avanti un rituale tutto mio. Appartata, mangio un twix, rendendomi conto per la prima volta di avere davanti una cabina telefonica senza cabina. Ci sarà ancora qualcuno che la userà?

 

4 pensieri riguardo “Appunti milanesi. A volte ritornano…

        1. Mi spiace 🙁 Sono nell’amena provincia e questi ultimi due giorni sono in famiglia. Tornerò presto comunque! :-*

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