Superare i limiti: oltre il Circolo Polare Artico

Limite del Circolo Polare Artico

Il superamento dei limiti è uno degli obiettivi a breve o a lungo termine che mi pongo periodicamente. Di tanto in tanto, mi piace l’idea di buttarmi a capofitto in qualcosa che mi spaventa da morire ma, poi, dà grande soddisfazione. Banalmente, parlare in pubblico, o intervenire alle conferenze. Provo sempre ad alzare un po’ lo sguardo e a spingere l’acceleratore, quasi fino al massimo, perché credo sia un ottimo lavoro che noi facciamo per e con gli altri, ma soprattutto su noi stessi. Poi, ovvio, ci sono limiti e limiti. Alcuni rimangono invalicabili, come la paura di nuotare, ma finché non diventano un impedimento, possono continuare a stare lì, dove sono. Per ora.

Ancora, ci sono altri tipi di limiti: quelli geografici. Sono convenzioni, luoghi che esistono in virtù di una condivisione collettiva, eppure sono carichi di un fascino innegabile. Spesso si tratta di semplici cartelli, come quello  al centro dell’Europa, non lontano da Vilnius, oppure in corrispondenza del Tropico del Capricorno, ad Atacama. E stando a Luleå, mi trovo vicino a un altro valico immateriale, che ha un fascino particolarmente forte: il Circolo Polare Artico.

Ruter Retro Café di Boden

Si trova a circa un’ora e mezza di auto da dove vivo, circa a metà strada tra Luleå, appunto, e Kiruna, ed è così affascinante proprio perché costituisce un traguardo mentalmente distante, quasi esotico, che racconta storie che sanno di freddo e di Natale. In realtà ho preso solo tanta pioggia, sulla strada verde e quasi deserta battuta dal vento, durante un giorno estivo qualsiasi di fine giugno. E il percorso che volge verso nord è quasi tutto così. Senz’altro monotono, ma in alcuni casi straniante, sempre silenzioso e sicuramente ad alto carico di suggestività. A partire dalla prima tappa, il Ruter Retro Café di Boden, proprio vicino al Defense Museum della città: un’oasi anni Cinquanta, che è un bar dove fare un’ottima fika, un negozio vintage e anche un ritrovo per gli appassionati d’auto d’epoca, tutto insieme. Elvis, Betty Boop e fantastici occhiali a 20 corone sono tutti pronti a rispondere all’appello.

Insegna del bagno al Museo dei Sami, Jokkmokk

I temerari che riescono a uscire da quel covo delle meraviglie possono poi proseguire verso il Circolo Polare e oltre, arrivando a Jokkmokk. Il centro è famoso per essere la “città dei Sami”, che personalmente non ho visto da nessuna parte se non descritti al museo, l’Ájtte: un luogo interessante ma piuttosto difficile, per la scomparsa dell’inglese in molte delle sue sale e perché talvolta è troppo didascalico; interessante la piccola sezione didattica che insegna ai bambini come riconoscere gli animali dalle loro cacche. E affascinante la chiesa bianca, subito di fronte, quasi una imponente torta meringata in legno, dai delicati toni pastello.

Arrivati a questo punto, si è a metà strada per Kiruna. Ma questa è un’altra storia.

Chiesa di Jokkmokk

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