Che cosa fai, scheletro in bicicletta?

Patina Museet, agosto 2017

L’ho sempre detto che Boden è un posto bizzarro, e mi piace proprio per questo: ha una sua attrattiva, un suo carattere un po’ sopra le righe. Fuori dal suo piccolo centro si trovano, tutti vicini, il Museo della Difesa, dove fino al 19 novembre si tiene una mostra dedicata ai Lego, il Retro Cafè con annesso negozio vintage anni ’50, ma anche il Museo della Patina (Patinamuseet).
Senza andare a inerpicarsi in assurde traduzioni, ‘patina’ è una parola molto comune anche in italiano, e ci è ancora più familiare se tra le nostre mani è passato il libro la Teoria del restauro di Cesare Brandi: in altri termini, la  ‘patina’ è quell’aura, quel deposito – metaforico e materiale – che rende davvero autentico un oggetto, poiché ne mostra il passaggio attraverso il tempo e lo spazio.

Patina Museet, 2017

La collezione esposta, infatti, vuole mostrarsi al pubblico esattamente come è: imperfetta, forse, ma sicuramente autentica. Che cosa si può trovare? Difficile categorizzarne il tema, soffocandolo sotto un’unica etichetta, ma basti dire che si tratta di oggetti storici. Attrezzature del passato che riguardano le arti e i mestieri, dal calzolaio al parrucchiere, il tempo libero, come attrezzi da campeggio o macchine da scrivere, ma soprattutto mezzi di trasporto. File e file di mezzi su due ruote si perdono quasi a vista d’occhio e si assiepano sui due piani dell’edificio: sono biciclette che attraversano il Novecento, moto, motorini, sedie a rotelle, ma anche e soprattutto moped, i veri protagonisti della collezione. Che cosa sono i moped l’ho scoperto lì, parlando con il fondatore del museo, Pelle Brännström: non sono altro che biciclette a motore nate e prodotte in Svezia a partire dall’inizio degli anni Cinquanta, con il tempo sostituite da altri mezzi similari ma più potenti.

Patina Museet, agosto 2017

Mentre si cammina all’interno dell’edificio che ospita il museo, una delle stalle storiche dell’esercito, costruita oltre cento anni fa e di recente riconvertito in un grande spazio espositivo, si va incontro a una crescente sorpresa. E il fascino è così grande da compensare l’attesa di qualche mese, prima di trovare lo spazio aperto (d’estate solo la domenica, durante l’anno su prenotazione per gruppi di almeno 10 persone). A partire dallo scheletro vestito da pilota che va in bicicletta. Il tutto accuratamente sotto teca.

Patina Museet, agosto 2017

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