Il post di oggi esula un po’ dal Nord che più Nord non si può (anche se ci tengo a dare una info meteorologica: è arrivata la prima neve!) per addentrarsi nei misteri fascinosi dello svedese. Il mio approccio soft con la lingua svedese mi ha portata sin qui, alla fase spugna, in cui ogni giorno imparo – a volte forzando la serratura del cervello – parole nuove, facendomi trasportare dal loro suono e significato. In definitiva posso dire che questo idioma gentile ben rispecchia l’atmosfera e l’atteggiamento che le persone hanno nei confronti del prossimo e della società che li circonda.
Ad esempio, se l’italiano o l’inglese presentano una varietà quasi infinita di nuances, quando si tratta di improperi, lo svedese si arresta a una soglia di educazione quasi imbarazzante. Il video qui sotto rispecchia abbastanza fedelmente la situazione.

 

Ma tralasciando questo raffinato excursus, volevo arrivare a un altro punto degno di una profonda e filosofica riflessione, così significativo per la scaramantica Italia: la sorte. La lingua svedese ha sviluppato due modi principali per augurare buona fortuna a qualcuno: il più conosciuto, lycka till, si accompagna spesso a un jag håller tummarna. Mentre il primo corrisponde proprio all’espressione “buona fortuna” (letteralmente felicità a…), il secondo equivale a “incrocio le dita!”. In realtà, però, la sua traduzione letterale sarebbe “stringo i pollici”, in un pugno, come mostra la foto sottostante. Il motivo che si cela dietro un’espressione del genere è semplice: secondo la tradizione, tenere il pollice al sicuro, all’interno della mano, era un gesto apotropaico, volto a scacciare preventivamente i demoni della mala sorte. E più forte era la stretta, più possibilità si avevano di andare incontro alla fortuna. Quindi… lycka till, jag håller tummarna!

Immagine ripresa da: www.spraktidningen.se

 

 


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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