Una (non) visita al mercato di Jokkmokk

Pubblicato da La mia vita senza tacchi il

Sono finalmente tornata a Luleå dopo dieci giorni di viaggio in semi-solitudine. Semi perché, alla fine, in tutte le città in cui sono stata, ho avuto modo di rivedere persone a cui tengo e le chiacchiere e le risate (nemmeno a dirlo) si sono spese a profusione. Nel frattempo, però, qui nel Norrbotten si è tenuto uno degli eventi imperdibili della stagione invernale… e io invece me lo sono perso (insieme all’aurora boreale): il mercato di Jokkmokk!

Jokkmokk è una cittadina situata appena sopra il circolo polare artico che a stento arriva ai 3000 abitanti; tuttavia è un centro molto conosciuto, in quanto baluardo della cultura Sami − non a caso l’Ájtte Museum ha sede proprio qui −, la popolazione indigena che, inizialmente, si stanziò in tutta la regione della Lapponia. Ogni anno, il primo weekend di febbraio, il villaggio si anima, le principali strutture turistiche si riempiono (pare si debba prenotare un anno prima per trovare posto) e le bancarelle si preparano ad accogliere il pubblico di visitatori.

Uno dei lavori di Göran Söderström

I gemelli di Manschettbutiken

Collana di Sandra Leierth

 

Alcune cose, è vero, sono un po’ truci. Da vegetariana (pescetariana, per l’esattezza) quale sono, fatico a digerire esposizioni indiscriminate di pelli di animali, dalle volpi agli orsi, così come gli animali impagliati in bella mostra. Altre cose, però, sono interessanti, come la gara delle renne, o alcuni oggetti di design e artigianato locale. Tra questi, i lavori di Göran Söderström, che lavora i metalli servendosi o ispirandosi al paesaggio che lo circonda, come le pigne degli alberi, i gemelli a tema Sami di Manschettbutiken o, ancora, i bijoux minimal-pop di Sandra Leierth.

L’anno prossimo, promesso, non mancherò. No, non ho ancora prenotato, ma fortunatamente da Luleå organizzano visite in giornata.


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram