In slitta con gli husky

Pubblicato da La mia vita senza tacchi il

Che io ami i cani, è cosa ormai risaputa. Sin da quando ero piccola, il mio sogno più grande era invadere una grande casa con cortile di cani di tutte le taglie: da tenere e, se proprio qualcuno avesse voluto, affidare in adozione.
Sono passati tanti anni da allora, è vero, ma per certe cose non sono cambiata affatto. Perciò, andare sulla neve, a bordo di una slitta trainata dai cani – qualsiasi tipo di cani, ma ancora meglio se husky – era una delle attività per me immancabili da soddisfare in terra nordica. Così, il caso ha voluto che, il primo fine settimana disponibile a partire dall’arrivo, potessi già provare questa nuova avventura. Subito subito. 

Infatti la società Luleå Adventure, gestita da Mauro (ovviamente italiano) e dalla sua famiglia, ha organizzato, per alcune ore delle giornate di sabato e domenica, delle uscite su slitta, trainata dai suoi bellissimi husky. A partire dal porto meridionale della città, si arriva – in un quarto d’ora circa – alla prima isola dell’arcipelago e il tutto avviene sulla suggestiva superficie ghiacciata del mar Baltico, che per l’inverno diventa luogo pullulante di attività all’aperto.

I prezzi sono irrisori, perciò l’occasione diventa imperdibile: 150 corone per gli adulti (sono circa 15 euro) e 120 per i bambini. Si tratta di un “assaggio”, certamente, poiché il bellissimo tour – tra pescatori su ghiaccio e pattinatori provetti – non dura molto, e la velocità della slitta non è sostenuta, ma è stata una prima prova davvero molto interessante.

Per vivere appieno questa esperienza occorre quindi andare nella sede di Luleå Adventure, a sola mezz’ora di auto dalla città, e immergersi nella natura e in tutto ciò che essa può dare. La società organizza escursioni di uno o più giorni e, durante l’estate, l’offerta si apre anche ai percorsi di hiking (questa la pagina facebook).


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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