cucina svedese e altre storie

Io e i pepparkakor: una breve storia d’amore

Dopo quasi quattro anni, questo sarà il primo Natale che trascorrerò in terra svedese. Quindi, per calarmi appieno nell’atmosfera natalizia locale, ho deciso di dedicarmi a una delle attività più gettonate del periodo: preparare i pepparkakor. Per quanto la parola possa suonare allarmante, non si tratta altro che dei tradizionali biscotti allo zenzero e cannella, anche conosciuti come gingerbread

C’è una parola che ricorre costantemente nei discorsi di tutti, legati al periodo: mysigt, che corrisponde alla parola inglese cosy (renderlo con l’italiano “accogliente” non basta, ha una connotazione più marcata e intima). 

Insomma, tutto nel periodo del Natale svedese (e non solo) deve essere mysigt. Anche i biscotti allo zenzero. Ancora meglio se decorati con la glassa (come questi qui sotto). 

I pepparkakor nella loro forma ideale. Fonte: internet

Non ho tenuto però conto di una cosa: il mio approccio con la cucina, che definirei creativo – concedendogli una sfumatura positiva e ottimista. Le ricette mi annoiano, così come l’utilizzo degli ingredienti e delle quantità indicate. 
Ad esempio, perché non utilizzare l’olio d’oliva al posto del burro? Qui dice latte di cocco, ma io ci metto latte senza lattosio. Sciroppo per i dolci? In casa ho quello per il pane – andrà bene lo stesso.

Ecco, è andata all’incirca così. Poi il mio entusiasmo si è spento in fretta quando ho scoperto che l’impasto doveva rimanere una notte in frigo e sudato le pene dell’inferno per stendere un impasto colloso che più colloso non si può.

Ma avevo vicino a me gli stampini a forma di David Bowie così come nella copertina di Aladdin Sane, regalo di un’amica, e questo è stato sufficiente per spingermi fino alla fine dell’impresa… Avete presente il risultato di quel restauro amatoriale avvenuto in Spagna? Già, i miei biscotti allo zenzero si presentano all’incirca così.

Tanti piccoli visi che chiedono aiuto, a metà tra l’urlo di Munch e delle mummie.
E Buon Natale a tutti!

La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram