Oggi (2 agosto) inizia ufficialmente il mio viaggio on the road: per i prossimi sette giorni attraverserò il Norrbotten, arrivando fino alle Lofoten, isole della Norvegia settentrionale, rinomate – tra l’altro – per i loro incredibili paesaggi.
L’arcipelago è una tra le mete preferite degli appassionati di trekking: con me la storia cambia. Antisportiva da una vita, macino chilometri tra città e musei, tra asfalto e grattacieli, ma non chiedetemi di organizzare o prendere parte a escursioni in montagna. Sempre assecondando quel discorso per cui io e la natura (e la montagna, che amo da sempre) abbiamo un rapporto speciale, costruito su limiti e confini ben definiti, riconosciuti da entrambe le parti. Questo, dunque, il mio ‘diario di bordo’.

  1. Luleå-Pajala, tra renne e arcobaleni
    Partire in uno dei giorni più caldi di questa estate lappone non è stata una buona idea, così come uscire di casa alle 13, ma tant’è. Sono famosa per le partenze intelligenti, sempre troppo presto o troppo tardi.

    Il percorso di oggi è di circa 3 ore d’auto, scegliendo la strada più lunga che affianca il corso del fiume Tornio e ne attraversa la verdeggiante valle.
    Cosa vedere. Il Traktormuseum di Svartbyn val bene una visita. Il biglietto d’ingresso (50 kr, circa 5 euro) vi aprirà le porte a un’incredibile collezione di trattori (oltre 200 esemplari), attrezzi e orologi del passato.
    La chiesa di Överkalix, negli immediati dintorni, si merita almeno una sosta, anche breve.

    Arrivati a Pajala, fate un giro sul lungofiume, ammiratene le sfumature e riflessi acqua-cielo, per poi rientrare in paese (2000 abitanti circa), dando uno sguardo agli edifici che il pastore e botanico Laestadius, nel corso dell’Ottocento, fece spostare e ricostruire dalla sua città natale, la finlandese Kemi.
    Da non perdere. Tutto ciò che c’è intorno, dal paesaggio verdeggiante alle renne che attraversano la strada, e ancora agli arcobaleni che spuntano all’improvviso, dopo uno scroscio di pioggia. Fatevi catturare anche dai “loppis” (i mercatini delle pulci) disseminati qua e là: tra polvere e cianfrusaglie, si trovano delle sorprese.
    Cosa leggere. Lo scrittore Mikael Niemi, nato a Pajala, ha ambientato qui due dei suoi romanzi: Musica rock da Vittula (2000) e L’uomo che morì come un salmone (2006).
    Cosa ascoltare. Tra le migliori (personali) scoperte musicali svedesi, ecco le Magnettes, originarie proprio di Pajala. Dedicata al loro paese d’origine è Pajala state of mind – no, non è una versione riarrangiata del pezzo di Alicia Keys.
    Dove mangiare. Ecco, direi… non pervenuto.
  1. Pajala-Abisko, terre di confine
    Anche il percorso di oggi copre circa 300 km in auto, dal confine tra la Svezia e la Finlandia a quello con la Norvegia. Il passaggio è rimarcato da un progressivo innalzarsi del terreno, che vicino alle terre norvegesi diventa ancora più evidente. Questo fa sì che il tratto su strada sia particolarmente suggestivo e ricco di cambiamenti.
    Cosa vedere. Se vi fermate a Jukkasjärvi, potete scegliere di: visitare l’Icehotel, un albergo con camere scolpite nel ghiaccio da artisti da tutto il mondo (295 kr, circa 30 euro la visita guidata) e che dallo scorso anno è aperto anche d’estate; entrare nella chiesa storica del paese, costruzione lignea del XVII secolo, poi rinnovata nel corso del tempo, con una bella pala d’altare moderna di esecuzione sami; visitare il “villaggio chiesa” (hembygsgården) locale – casette in legno che avevano la stessa funzione di quelle di Gammelstad. Verso il confine, Kiruna è una tappa obbligata: io ci sono stata già diverse volte, perciò la mia è stata proprio una toccata e fuga. Fatevi comunque ammaliare dal suo silenzioso fascino.
    Da non perdere. Poco fuori Pajala, si trova la riserva naturale di Vasikkavuoma, che preserva le più grandi slåttermyr (la versione svedese delle “marcite”) del Nord. Una passerella in legno permette di attraversare il terreno altrimenti paludoso che circonda piccole costruzioni in legno – i fienili per l’essiccatura del fieno.
    Verso Abisko, fermatevi lungo la strada, in una qualsiasi piazzola di sosta, per ammirare la magnificenza del lago Torneträsk: le viste panoramiche si sprecano, con il bello o il cattivo tempo.
    Cosa leggere. Se vi piacciono i thriller, Sentiero nero di Åsa Larsson è ambientato proprio tra Kiruna e Abisko.
    Cosa ascoltare. Visto che siamo in piena terra Sami, vale la pena conoscere (o ascoltare almeno una volta) il loro inno ufficiale.
    Dove mangiare. Se non l’avete mai assaggiato, provate il kaffeost (il famoso formaggio da intingere nel caffè, ne ho parlato qui). Entrate nel bar “Nutti Sami Siida” di Jukkasjärvi e dategli almeno una chance, anche io mi sono ricreduta. Ad Abisko regalatevi una cena da “Brasserie Fjällköket”: anche se un pelo vincolante poiché le pietanze sono fisse (un antipasto, un primo, un secondo e tre dolci), vanta una cucina di livello medio-alto, basata su ingredienti e tipicità locali.
  1. Dalla terraferma alle isole: Abisko-Lødingen e Lødingen-Stø/Nyksund
    Oggi si passa dalla Svezia alla Norvegia con un doppio itinerario: da Abisko a Lødingen (isola dell’arcipelago Vesterålen), per circa 200 km, e poi da Lødingen a Stø e Nyksund, entrambi villaggi di pescatori situati più a nord, ma sempre parte delle Vesterålen (altri 100 km). Fuori dal finestrino è tutta una composizione paesaggistica dai toni prevalenti del verde e del grigio – delle rocce e del cielo. La meteorologia è fuori controllo, poiché si passa dal sole alla pioggia e viceversa nell’arco di cinque minuti.
    Cosa vedere. Abisko non è un vero e proprio villaggio, lo definirei più un minuscolo centro di case e strutture turistiche: concedetevi una (facile) passeggiata attorno al canyon in cui scorre il fiume Abiskojåkka. Da qui parte inoltre il “Sentiero del re” (Kungsleden), un itinerario a piedi che attraversa il Norrbotten e arriva a Hemavan, per un totale di oltre 400 km. Per i veri temerari e appassionati di trekking: non io!
    Stø e Nyksund sono due piccolissimi villaggi sul mare: soffermatevi un po’ e godetevi l’atmosfera.
    Da non perdere. Come sempre e ancora una volta i paesaggi che scorrono veloci, sempre più potenti e ‘cangianti’. Mentre vi recate a Stø, fate una deviazione a Langenes: la sua chiesa bianca del XV secolo fluttuante su un manto d’erba selvaggio e sullo sfondo delle rocce montuose si merita un lungo sguardo.
    A Nyksund divertitevi a spulciare ciò che si nasconde dentro agli edifici, aperti o chiusi che siano, troverete dei mirabilia – dai libri sul Nouveau Réalisme agli ossi di balena.
    Cosa leggere. Considerato che per me è sabato sera, niente libri per oggi. La verità è che ho trovato solo un testo sul Kungsleden… non il mio genere.
    Cosa ascoltare. A Nyksund impossibile non ascoltare i numerosi gabbiani che si sono impossessati di qualche edificio abbandonato.
    Dove mangiare. Una birra in una delle bryggerie di Nyksund. E a cena da “Holmvik Brygge Nyksund”, un piccolo ristorante gestito da una delle persone che hanno restituito vita al paese, in stato di abbandono negli anni Novanta e poi rivitalizzato da un gruppo di tedeschi. Non scegliete portate troppo pasticciate, il pesce del giorno vale la pena (e tra le carni non la balena, mi raccomando).
  1. Lødingen-Henningsvær andata e ritorno: la patria dello stoccafisso
    Solo attraversando le strade che portano dall’arcipelago delle Vesterålen a quello delle Lofoten ho capito perché le prime isole sono considerate le ‘sorelle minori’ delle seconde. Più si va a sud e più i picchi montuosi si affacciano tragicamente sull’acqua, regalando spettacoli che forse nemmeno nella mia amata Islanda ho trovato. Sia ben chiaro, si tratta di scenari meravigliosi, con il vantaggio che le Vesterålen sono molto meno affollate da turisti.
    Il giro giornaliero prevede un percorso di circa 120 km (più ritorno di uguale lunghezza), da Lødingen a Henningsvær, con soste a Kabelvåg e Svolvær.
    Cosa vedere. Siccome oggi è stata la mia giornata musei, qualche consiglio disinteressato. Interessante la sosta a Kabelvåg, dove si possono visitare l’imponente cattedrale dai colori di un wafer, un acquario e un museo all’aperto che racconta la vita dei pescatori, intenti alla cattura dello stoccafisso.
    A Henningsvær, villaggio già molto bello di per sé, imperdibile la “Kaviar Factory”, una storica azienda di caviale in seguito riconvertita in uno spazio per l’arte contemporanea. A Svolvær merita una visita il “Nordnorsk kunstnersenter” (NNKS), un centro dedicato all’arte contemporanea Nord-norvegese che organizza anche convegni e residenze d’artista.
    Da non perdere. Già. Perdetevi tra le vie di Henningsvær e qua e là scoverete chicche di street art, tra le fabbriche di pesce e le facciate di case abbandonate; cercate il suo campo da calcio, circondato da essiccatoi per lo stoccafisso (ora purtroppo vuoti poiché fuori stagione) e salite su, ancor più su, per godere di incredibili panorami.
    Cosa leggere. DI nuovo un thriller (sì, pare che questi paesaggi ispirino quasi esclusivamente storie tragiche e drammatiche): La tempesta di Frode Granhus.
    Cosa ascoltare. Venite alle Lofoten a luglio, quando si svolge il Lofoten Piano Festival, oppure il prossimo settembre, quando si terrà un simposio tutto dedicato alla Sound Art (“Lofoten Sound Art Symposium”).
    Dove mangiare. Nella patria dello stoccafisso, non si può fare a meno di una cena da “Børsen Spiseri”, a Henningsvær. In un edificio storico – un magazzino per le attrezzature da pesca risalente al 1828 – oggi restaurato, si trova questo ristorante dal menù un po’ costoso, ma ottimo in termini di portate e sapori.

 


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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