Ed ecco che, arrivata finalmente alle Lofoten, sono pronta a proseguire il viaggio per altri tre giorni, a cavallo tra Svezia e Norvegia, per chiudere l’anello e tornare a Luleå. 2.200 i km macinati, tante cose da raccontare, ma soprattutto da tenere a mente e ricordare per il prossimo giro.

5. Lødingen-Å: le Lofoten da nord a sud
Più si va a sud, e più le Lofoten si rivelano per ciò che in realtà sono: delle terre tanto remote quanto incredibili. Il tratto di strada percorso oggi, da Lødingen a Å, l’ultima città dell’arcipelago, copre una distanza di circa 220 km. Fare mille soste lungo la strada per ammirarne i panorami è scontato ma immensamente appagante.
Cosa vedere. Di sicuro la riserva naturale di Eggum: uno spazio incontaminato, costellato qua e là da bacini d’acqua e pecore tranquille che si mimetizzano alle pietre.  Più a sud, il borgo di Nusfjörd: siccome è un villaggio/museo all’aperto, si paga l’ingresso (fino alle 16, a seconda delle stagioni, 75 corone a persona, circa 7 euro e 50 cent.). A Å fate un giro attorno agli edifici da pesca, riconvertiti a museo e ostello (dove ho dormito io).
Da non perdere. Le viste panoramiche popolate da edifici colorati che si riflettono sull’acqua o i picchi rocciosi che si catapultano in mare e i negozi storici di Nusfjörd, da spulciare a fondo. Godetevi le candide spiagge che incontrate lungo la strada (e poi non mi si venga a dire che non vado mai al mare).
Cosa leggere. Si tratta di un libro più da guardare che da leggere. Non appena ho visto le immagini scattate da questo fotografo, me ne sono innamorata: ecco allora il libro fotografico Lofoten, di Trym Ivar Bergsmo (pubblicato nel 2001).
Cosa ascoltare. Tanta musica pop. Ne ho sentita molta durante il viaggio, componendo mix blasfemi che annoverano Britney Spears e The Smiths, Katy Perry e Bruno Mars. Capito, no?
Dove mangiare. Fate una sosta nella Bakeri di Nusfjörd e concedetevi un (mediamente costoso) dolce: un panino dolce al cardamomo ripieno di marmellata al rabarbaro aveva un sapore quasi angelico. Per cena prenotate un tavolo da Maren Anna, a Sørvågen, e provate la sua cucina di pesce locale rivistata in maniera moderna (deliziosa la tartare di salmone affumicato). E sfatiamo il mito per cui fuori dall’Italia non si mangia bene.

6. Di traghetti all’alba e ritorni: da Å ad Arjeplog
La partenza con il traghetto alle 7 del mattino – lo ammetto – è stata abbastanza difficile: 3 ore e un quarto per lasciare le Lofoten e arrivare al porto norvegese di Bodø. Da lì il viaggio in auto è continuato fino ad Arjeplog, di nuovo nel Norrbotten (Svezia), con una breve sosta in corrispondenza del parco di Saltdal (in Norvegia). 

Cosa vedere. Da buona amante della cultura, abile nello scovare musei nei posti più impensabili, consiglio una sosta a Saltdal almeno per ammirarne la fantastica galleria d’arte (ingresso gratuito). Ad Arjeplog valgono una visita il Silvermuseet, nato da una collezione di manufatti Sami in argento poi accresciutasi col tempo, e la chiesa dai toni pastello.
Da non perdere. Ancora una volta guardatevi attorno: laghi, monti, case, villaggi… E se c’è il sole, godetevi una bella vista di Arjeplog riflessa nelle acque che la circondano.
Cosa leggere. Come già anticipato, siamo nella terra dei Sami, perciò ecco il mio suggerimento: un testo in lingua inglese scritto da Jan-Erik Lunstroem e che parla di Contemporary Sami Art and Design.
Cosa ascoltare. Per rimanere in tema, sapete che cosa è uno joik? È il canto tradizionale delle popolazioni Sami che abitavano originariamente il nord della Scandinavia. Attualmente viene praticato anche in versioni moderne e riarrangiate, come quelle di Sofia Jannok (This is my land), originaria proprio del Norrbotten.
Dove mangiare. Ho dormito ad Arjeplog, dove ci sono tre ristoranti tre. Quello a cui puntavo era chiuso, quindi, di nuovo… non pervenuto.

7. Più renne, meno uomini: Arjeplog-Luleå solo andata
Ultimo giorno, trascorso interamente nella regione in cui vivo, il Norrbotten: il punto di partenza è Arjeplog, dopo una colazione abbondante in hotel. L’arrivo a Luleå è interrotto dalle soste ad Arvidsjaur e Glommersträsk. Per le strade ormai quasi deserte si avvistano più renne che uomini.
Cosa vedere. Ad Arvidsjaur si trova Lappstaden: la parte sopravvissuta racchiude un villaggio-chiesa (come quello di Gammelstad), costruito a uso e consumo delle popolazioni Sami che avevano originariamente insediato il territorio. La visita è ad accesso e ingresso libero. Già che ci siete, entrate nella graziosa chiesa lignea di moderna ricostruzione. A Glommersträsk visitate il museo di cappelli, il Glommers Hattmuseum.
Da non perdere. Gli edifici decadenti e splendidamente affascinanti che si trovano nelle vie sperdute tra un borgo e l’altro. Inoltre, ad Arvidsjaur fate un giro nella sede dell’Hembygdsföreningen: edifici storici in legno e oggetti d’artigianato nello shop regalano alcune chicche.
Cosa leggere. Un ultimo consiglio in giallo (della serie Giallo Svezia della Marsilio): il francese Olivier Truc è autore della trilogia L’ultimo lappone, Lo stretto del lupo e La montagna rossa.
Cosa ascoltare. Girando per queste aree, non potete esimervi dall’ascolto dei brani della Norrbotten Big Band, che attualmente suona con Sofia Jannok (vedi giorno 6).
Dove mangiare. Per la fika fermatevi in un bar vicino a Glommers Hattmuseum: un waffle con cloudberry e panna vale davvero la pena. E per cena finalmente a casa. Perché dopo un bel viaggio, è appagante anche il ritorno.

 


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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