L’urlo silente della natura

Pubblicato da La mia vita senza tacchi il

Si percepisce sin dall’inizio, eppure non è subito così chiaro che cosa la Lapponia stia cercando di dire (e dare) a chi la visita. Dopo un po’, però, ci si arriva, e ci si rende conto che il suo regalo è estremamente gravoso, delicato, ma anche tanto grande: il silenzio. Non ho mai dato tanto peso al silenzio fino al liceo, quando una prof ci assegnò un tema proprio su questo. Dopo averci pensato, mi ero resa conto di aver così tante cose da dire, tutte insieme, che mi ritrovai a scrivere un’accozzaglia di banalità. Probabilmente sarà così anche oggi.

Da adulta, abituata alla vita dell’hinterland prima e di Milano poi, non ho mai dato troppo peso alla questione “acustica”. I clacson, le urla, le liti, i tram che passano sui binari, i motori, la metro che arriva… sono rumori che si susseguono tempestivamente e sono all’ordine del giorno.
Appena ho messo piede in Svezia, e più ancora in Lapponia, mi sono però accorta di un cambiamento drastico: i sonni si fanno profondi, l’orecchio più attento, eppure niente. In casa, poi, è il silenzio più assoluto. Non si suonano i clacson ai semafori (e sorrido, di nuovo e ancora, pensando a Quo vado?), non fuoriescono voci dagli appartamenti dei vicini, anche il postino infila le lettere nella buca della porta senza farsi sentire.

E il tutto, poi, aumenta esponenzialmente se trasferito in mezzo alla natura. Sta mattina, durante la mia passeggiata lungo la costa della penisola di Luleå, con i piedi immersi nella neve e la testa rivolta verso l’alto, alla ricerca del padiglione argentato da Le mille e una notte (opera dell’americano Tim Linhart, lo stesso autore degli strumenti di ghiaccio), pensavo proprio a questo. A quanto il silenzio che la Lapponia dona ai suoi abitanti sia un regalo immenso: difficile, senza dubbio, perché crea delle barriere, dei limiti, a cui non siamo abituati, e al tempo stesso porta inevitabilmente a sprofondare nei propri pensieri. Citerei, a questo punto, un così tra questa immensità s’annega il pensier mio di un Leopardi a caso, giusto per dare spessore al discorso.
E sì, si tratta di qualcosa di difficile da maneggiare, da osservare con cura, ma al tempo stesso da accettare completamente, perché spesso è solo con l’accettazione dell’altro che si impara a crescere ancora un po’.

Tom Linhart, Silverpaviljongen, 2017. Come appare di giorno

Tom Linhart, Silverpaviljongen, 2017. Come appare la sera, con illuminazione e ghiaccio [foto da www.lulea.nu]


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

4 commenti

Ba · 24 Febbraio 2017 alle 19:25

Già…. Il silenzio éun dono enorme: non lo compri e soprattutti non puo dipemdere solo da te.
Quesro post dovrebbero leggerlo i miei vinicni di conominio 🙁

    lamiavitasenzatacchi · 27 Febbraio 2017 alle 16:45

    Non solo loro Ba, tranquilla… 😉

Vanessa · 25 Febbraio 2017 alle 14:46

Ciao👋 piacere di conoscerti! Io amo il silenzio, non riuscirei a vivere in una città troppo caotica ma neanche troppo calma, una via di mezzo insomma!😊 Mi ha sempre affascinato la Lapponia, bellissime le foto!😍
gattaracinefila

    lamiavitasenzatacchi · 27 Febbraio 2017 alle 16:44

    Ciao Vanessa, piacere mio! Per me il silenzio è stata una piacevole scoperta, insieme a una cultura a cui mi sto avvicinando piano piano.
    Grazie per essere passata di qua, e se hai domande o curiosità chiedimi pure 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram