Bene. A inizio giugno il mio rapporto con la natura è stato messo alla prova e ho capito una cosa. Tante cose, in realtà.

  1. La mia idea di natura è intrinsecamente leopardiana: si entra in contatto, ci si rispetta a vicenda, ma da entrambe le parti ci sono dei limiti da non valicare.
  2. Ho scoperto che una delle mie espressioni preferite, “c’è troppa natura“, in svedese non esiste. Forse nemmeno in italiano, a pensarci bene.
  3.  Quando arriva il momento della “troppa natura” è ora di ritirarsi, dedicandosi ad altre attività, tipo leggere, scrivere, lavorare, guardare serie tv…
  4. Il mio senso dell’orientamento è peggio di quanto pensassi. Mi sono persa in un bosco, a cinque minuti dal minibus parcheggiato (il racconto a dopo).
  5. Dopo la natura, ho bisogno di tornare in città. Ho necessità di avere sotto gli occhi architetture, mostre da vedere, strade da percorrere. Possibilmente senza moschini intorno.

A parte questa premessa, amplificata dal mio scarso senso di adattamento (in campagna), devo ammettere che trascorrere una settimana con un gruppo di artisti in residenza è stata una esperienza incredibile. Abbiamo viaggiato nella parte settentrionale del Norrbotten, alla scoperta di temi naturalistici su cui gli artisti inizieranno a fare ricerca. Ed ecco il percorso, a tappe.

Norrbottens museum, archivi (Luleå, giugno 2018)

◊ Tappa n. 1
Luleå – Visita al Norrbottens museum, il museo regionale, e ai suoi archivi, alla scoperta della storia di Lainio e della valle del Tornio, in prossimità del confine finlandese.
Presa l’auto, abbiamo fatto una breve sosta (a cena) presso le rapide di Jockfall, dove combattivi salmoni risalgono faticosamente le forti correnti. Presso il sito è possibile dedicarsi a percorsi a piedi o in bicicletta e la stagione turistica ha luogo sia durante l’estate, sia in inverno.

 

 

 

Camp Tystnaden (Lainio, giugno 2018)

◊ Tappa n. 2
Arrivo al villaggio di Lainio, 300 km a nord di Luleå, muniti di cappello con rete, da usare in caso di zanzare. Abbiamo trascorso tre notti presso un camping in prossimità del fiume (Lainio, appunto), dotato di bungalow con spazi comuni (il meraviglioso Mattigården). L’atmosfera del luogo è chiara sin dal nome del posto, Camp Tystnaden, dove tystnaden significa silenzio. Tutt’attorno si dispiega il villaggio, composto da un pugno di casette in legno dall’innegabile fascino e da una chiesa, riconoscibile solo dalla presenza di un modesto campanile a fianco. La peculiarità linguistica del villaggio, dove si parla svedese, dialetto meänkieli e finlandese (due delle minoranze linguistiche ufficialmente riconosciute), ci è stata spiegata dal professor Lars Eleneius dell’Università di Umeå.

 

Pietre lavorate al Kristallen (Lannavaara, giugno 2018)

◊ Tappa n. 3
Arrivo a Lannavaara, dove si trova Kristallen, un centro di lavorazione e vendita di minerali e pietre (locali e non) con annesso (piccolo) museo. Poi spostamento verso Övre Soppero e, ancora, verso il monte Kuormakka. Qui, dopo aver desistito davanti a un terreno paludoso, impossibile da affrontare con le sole Dr. Martens (le mie scarpe da escursione), mi sono persa sulla breve strada di ritorno verso il minibus. Dopo qualche minuto e un attacco di panico mi sono fatta venire a prendere da uno degli artisti. Come direbbero gli svedesi… pilsamt!  (imbarazzante).

 

 

 

 

Kiruna, vecchio comune (giugno 2018)

◊ Tappa n. 4
Arrivo a Kiruna, con annessa visita all’Istituto di Fisica Spaziale dell’università (distaccamento dell’LTU di Luleå) e poi alla scoperta delle miniere dell’azienda LKAB. Essendo un venerdì sera, la cena e il dopocena, nonché la settimana tutta, sono finiti in un pub. Il mattino dopo ho preso il treno alle 6 per fare ritorno a Luleå, dopo tre ore e mezzo di viaggio. Con poche ore di sonno in corpo, eppure totalmente insonne, ma estremamente soddisfatta.

Se siete riusciti a leggere fino alla fine vi meritate un premio. Ad esempio… un viaggio nel Norrbotten. Io vi ho dato qualche suggerimento. 😉


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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