Pitepalt: la ricetta di San Valentino dagli effetti soporiferi

Pubblicato da La mia vita senza tacchi il

Bene, il Pitepalt è una delle delizie culinarie tipiche del Norrbotten: i suoi ingredienti, apparentemente innocui (un mix di farine e acqua), portano in realtà alla preparazione di un piatto a prova di stomaci forti. Per questo ho deciso di prepararlo proprio in occasione della cena di San Valentino.

Se vi state ancora chiedendo di che cosa si tratti, ecco la risposta: i Pitepalt non sono altro che palle di farina (di mais, avena, e 00) a metà tra gli gnocchi e i canederli, per intenderci. Il piatto, che deve il suo nome al piccolo centro di Piteå (dove si trova anche un ristorante monotematico, la paltzerian), può essere preparato liscio, oppure con ripieno di carne trita o verdura. C’è poi anche una variante più truculenta dal nome non casuale di Blodpalt, a base di sangue di un animale non pervenuto.

Dopo la preparazione, le palle di farina vanno fatte bollire per circa 45 minuti e poi – nella versione ufficiale – servite con burro fuso e marmellata di lingon (sì, la stessa delle polpette Ikea). Il risultato è un piatto gustoso ma, lo ammetto, abbastanza pesante. Non a caso qui in Norrbotten si parla di “coma da Pitepalt”, alludendo alla difficile digestione che ne consegue. Dunque, in vista del weekend, buon appetito a tutti!

P.s. Si consiglia un’assunzione moderata di Pitepalt, al massimo due per pasto. Un consumo eccessivo potrebbe comportare effetti collaterali molto soporiferi.


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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