Jasper Johns, 0 through 9 (1961) – Londra, Tate modern (fonte: http://www.tate.org.uk/art/work/T00454)

Provate a contare da uno a dieci. Tutto scorre in semplicità, i numeri vi tornano e sono rigorosamente in italiano? Beh, in questo caso la risposta è facile.

Ebbene, l’argomento di oggi esula un po’ dal nord, per dirigersi verso la mia esperienza personale di plurilinguismo. Da più di un anno (ma da qualche mese in maniera stabile) maneggio tre lingue nel quotidiano: italiano (a casa), inglese (con una parte degli amici e parzialmente al lavoro) e svedese (come sopra). A volte diventano quattro, quando insegno francese durante corsi serali per adulti.
Insomma, inutile negare la confusione che si affolla nel mio cervello, specialmente quando devo passare velocemente dall’inglese allo svedese, o viceversa: alcuni termini simili si scambiano di posto (l’inglese also e lo svedese också non aiutano, ad esempio). Talvolta, mentre parlo in una lingua, ho in mente il termine perfetto in un’altra e via, si va avanti con un mirabile gioco di incastri. Per fortuna, nella maggior parte dei casi riesco a tenere i confini separati. Credo che una parte di questo merito vada ascritta al mio smodato amore per le lingue, ma soprattutto al latino e al greco studiati al liceo, che in un modo o nell’altro mi hanno aperto la mente (a volte letteralmente), abituatasi ad altri codici, prima destrutturati e poi ricostruiti.

David Carter, … e un punto rosso, Franco Cosimo Panini, Modena 2005

Nonostante tutto, però, quando si tratta di numeri e di conti – considerato il mio disamore per la matematica non accade spesso, lo assicuro – torno rigorosamente tra le braccia di mamma Italia. Niente paura: a quanto pare è un meccanismo che si verifica nella maggior parte delle persone che parlano più di una lingua (ma non sono bilingui dall’infanzia, attenzione).
In un articolo si legge infatti che “le persone bilingui che hanno appreso la seconda lingua durante la tarda infanzia o l’età adulta preferiscono la loro lingua madre per i calcoli a mente. Senza contare che ricordano più facilmente i numeri e risolvono i problemi matematici secondo le stesse dinamiche”

Quindi, in altre parole, è facile: chiedete a qualcuno di contare e vi renderete conto da dove viene. Carpirete le sue radici linguistiche e, in qualche modo, culturali. 


La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram