Cooper Gorfer, Aana with the String of Pearls (2016)

Era da qualche tempo che volevo dare ordine a una serie di impressioni scaturite da una mostra fotografica che, nel corso degli ultimi mesi, mi ha letteralmente catturato. Ed eccomi qui.

Il titolo, Interruptions, la dice lunga sul tema delicato e complesso che le immagini affrontano: sono ritratti femminili, punto. Certo. Ma al di là di questa semplice definizione si nasconde un mondo, un universo, sconosciuto ai più. Esso è fatto di affermazioni, di negazioni ed è basato sulla storia che prosegue nel presente, ma anche costruito su fondamenta che si scontrano e contraddicono.

Cooper & Gorfer, Maxida with Green Strings (2016)

Le artiste si chiamano Sarah Cooper e Nina Gorfer, di origini americane la prima e austriaca la seconda, oggi attive principalmente a Göteborg (e Berlino), città in cui peraltro vivono. In altre parole: sono due fotografe che realizzano ritratti femminili attorno a tematiche specifiche. Nel caso di Interruptions, le protagoniste sono donne Sami del Norrbotten (regione in cui vivo)*. Prima di essere ritratte, ciascuna di esse ha intessuto lunghe conversazioni con il duo di artiste, ha sviscerato racconti in cui ai ricordi si sommano le problematiche della vita comune, ma anche i sogni e le speranze. Sono storie lontane e vicine, da conoscere o da condividere.
È una tradizione orale trasversale alle generazioni che viene trasformata in un’immagine iconica e senza tempo, sulla soglia tra passato e presente.

Cooper & Gorfer, Lisa’s Heavy Sleep (2016)

Purtroppo, però, si tratta in molti casi di storie interrotte, rimaste a lungo inascoltate, uscite dalla bocca di chi è stato tenuto a distanza. Questo suggerisce il vetro, spesso interposto come una membrana, una gabbia, tra le fotografe e la persona ritratta.
In tale contesto, ogni particolare è curato con grande attenzione. Le donne sono riprese in territori a loro affini – in prossimità della casa di famiglia, ad esempio, o nella loro città, da Jokkmokk a Kiruna -, nella stagione più rappresentativa dell´area (l’inverno) con indosso i vestiti tradizionali che, in molti casi, appartengono alla discendenza matriarcale.
Il formato finale dell’opera è quello tradizionale del ritratto con reminiscenze cinquecentesche, ma le immagini suggeriscono molto più. Sono favole tragiche, come quella raccontata da Lisa’s Heavy Sleep, novella Biancaneve che ci racconta “di essere vista, sentita, ma non capita”, oppure incarnano tematiche femministe, raccontano l’orgoglio e la forza (FÁBMO, in Sami) di donne che sono diventate giornaliste, attiviste, artiste, cantanti. E molto altro ancora.
La dualità che esse esprimono – un prima e un dopo che non cessano mai di darsi il cambio – si ritrova anche nella tecnica: collage fotografico (perché nulla deve stare davvero al suo posto) a tinte forti, sfumate come fossero a pastello.
Contrasti e nuances, conflitti e risoluzioni, interruzioni. E riprese.

Cooper & Gorfer, Katarina in Blue (2016)

* Quanto si sa delle popolazioni Sami che abitano il nord della Scandinavia (e Russia) è facile a dirsi: molto poco. Basti sapere (con una semplificazione estrema) che i Sami erano i primi abitanti di quel vasto territorio oggi conosciuto come Lapponia. Trovandosi in un’area ricca di risorse (pellicce, legname, ma anche miniere, ad esempio), hanno col tempo subito colonizzazioni, maltrattamenti, discriminazioni fino – senza andare troppo lontano – alla seconda metà del secolo scorso. Oggi è in atto una generale riabilitazione della loro cultura e delle loro tradizioni: essi si possono finalmente riunire in un Parlamento autonomo, in cui hanno potere decisionale su questioni di loro interesse; preservano la loro eredità culturale e linguistica (il Sami è una delle cinque minoranze linguistiche ufficialmente riconosciute dalla Svezia) e sono gli unici ad avere diritto all’allevamento di renne.

La mia vita senza tacchi

Assidua lettrice, moderatamente grafomane, serie tv-dipendente, incallita girovaga, smodata ammiratrice (senza speranza) di Andy Warhol e David Bowie. E, già, per niente sportiva.

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